Il Barocco di Via Maqueda | Tour cittadino

Tour ‘Il barocco di Via Maqueda’
Appuntamento a Piazza Pretoria di fronte ingresso San Giuseppe dei Teatini
Percorso: Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, Chiesa di Santa Caterina Alessandria, Chiesa dell’Assunta
INFO:  Dott. ssa Rosalia Ceruso 320.7672134 | www.terradamare.org/contatti

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chiesa di santa caterina d'alessandria - il barocco di via maqueda - palermo. Foto: Vincenzo Russo

Via Maqueda, tra le trame cittadine più suggestive della città, tra i tanti siti monumentali che ospita, è simbolo dell’affascinante periodo barocco siciliano.
Una passeggiata che ne esplorerà le caratteristiche, i motivi sociali della sua realizzazione e mostrerà lo sfarzo dei marmi mischi e degli stucchi che incorniciano gli affreschi, capolavori di celebri artisti.

il barocco di via maqueda- itinerario a palermo
L’imponente e superba costruzione della chiesa di San Giuseppe dei Teatini, si affaccia su uno dei quattro cantoni della Piazza Vigliena, formata dallo scenografico incrocio di Via Maqueda e dalla Via Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla Fontana Pretoria. All’interno della chiesa, di luminosa monumentalità, tra le tante meraviglie, colpiscono, al centro della crociera la cupola, con il “Trionfo dei Santi Teatini”, in cui domina la scena una moltitudine di angeli, arcangeli e cherubini.
Fu affrescata nella calotta dal fiammingo Guglielmo Borremans e nei pennacchi con i quattro Evangelisti da Giuseppe Velasquez.
Allo stesso Borremans sono attribuiti gli affreschi della volta della crociera con il trionfo di S. Gaetano e di Sant’Andrea Avellino.

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Successiva tappa, verso Piazza Bellini, è la chiesa di Santa Caterina D’Alessandria, immenso trionfo dell’arte barocca, è annessa a un vasto monastero domenicano, la cui fondazione si fa risalire al 1310. Tra stupende decorazioni marmoree, che invadono letteralmente ogni angolo, troviamo sulla volta un affresco opera di Filippo Randazzo che rappresenta la “Gloria di Santa Caterina“ , mentre gli affreschi della cupola con il “trionfo dell’Ordine domenicano” e nelle vele con “l’Allegoria dei Quattro Continenti”, sono opera di Vito d’Anna.
L’ultima tappa sarà la Chiesa dell’Assunta, preziosa seicentesca struttura caratterizzata dalla leggerezza dello stucco serpottiano. Una facciata, caratterizzata da rilievi e paraste con lo stemma dei Moncada ci introduce verso la storia delle carmelitane scalze.
L’interno è a navata unica con una pavimentazione policroma, gli elementi decorativi sulla glorifica di Santa Teresa D’Avila sono realizzati da Filippo Tancredi e il sottocoro dal Guglielmo Borremans.

chiesa di santa caterina d’alessandria – il barocco di via maqueda – palermo. Foto: Vincenzo Russo

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CASA FLORIO
Il complesso della Tonnara dell’Arenella fù acquistato nel 1830 da Vincenzo Florio, che ne commissionò la trasformazione all’amico e collaboratore Architetto Carlo Giachery. Nacque così l’edificio denominato “I Quattro Pizzi “, palazzina quadrangolare neogotica, così chiamata per le quattro guglie che la sovrastano. Unico edificio neogotico, questo, costruito da Giachery, i cui interessi erano rivolti piuttosto a progetti funzionali di architettura industriale nonché allo studio di nuovi materiali.

L’inusuale progettazione richiama un Gotico inglese, addolcito da una romantica scenografia mediterranea. Allo stesso Giachery nel 1852 fu commissionato il mulino a vento per la macina del sommacco, sempre inserito nel complesso dell’Arenella, da cui si estraeva il tannino, allora oggetto di fiorente commercio in Sicilia. Una parte del complesso veniva adibita ad abitazione per i fine settimana e molte personalità illustri vi furono ospitate, non ultima la Zarina di Russia, durante il suo soggiorno a Palermo.

Quest’ultima se ne innamorò talmente da fare riprodurre fedelmente i ” Quattro Pizzi ” a Snamenka, vicino a San Pietroburgo, sulle rive del golfo di Finlandia, nel parco della sua residenza estiva di Peterhof che, in memoria di Palermo, chiamò “Renella”. La costruzione è tuttora esistente. Finito il periodo aureo, Vincenzo Florio si ritirò nella Tonnara dell’Arenella con la sua famiglia, eleggendola a propria dimora. La Tonnara rimase in funzione sino ai primi del Novecento: essendo poi cambiata la rotta dei tonni, chiuse definitivamente l’attività di pesca.

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