La Sicilia del Cuore: i 20 siti siciliani più votati. Quanta immensità stiamo dimenticando?

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Dal fiume Oreto agli altri luoghi votati: chiese rupestri, porte cittadine, canyon, rocche mitologiche, campi di orchidee spontanee, un paese fantasma, parchi archeologici. Una Sicilia magnifica chiede aiuto e ci racconta quanta immensità stiamo dimenticando.

CASCATA E CANYON DELLE DUE ROCCHE FICUZZA, PALERMO

Dalla bellezza naturalistica del tratto iniziale dell’Oreto che poi diventa discarica, secondo classificato dell’edizione 2018 del concorso nazionale I Luoghi del Cuore FAI, agli altri tesori della Sicilia da salvare.
Chiese rupestri, porte cittadine, canyon, rocche mitologiche, campi di orchidee spontanee, un paese fantasma, parchi archeologici. Una Sicilia magnifica chiede aiuto e ci racconta quanta immensità stiamo dimenticando.

Sono 252.790 i voti raccolti per la Sicilia, in questa edizione del concorso i Luoghi del Cuore, su 2.828 siti proposti (198.302 voti li hanno totalizzati i primi 20 in classifica)

Qui, tutta la classifica: LDC2018_Classifica_Finale_Sicilia

(1) FIUME ORETO
PALERMO (2° Posto 83.138 voti)

La sorgente dell'Oreto Percorso Naturalistico e quattro passi sul fiume Escursione presso l'affioramento di sorgente "Fontana Lupo" (Monreale) foto: Vincenzo Russo

L’Oreto (chiamato in epoca araba Wadi al-Abbas) è un fiume siciliano che scorre nella Valle dell’Oreto e con un bacino che si estende nei territori dei comuni di Altofonte, Monreale e Palermo. Lungo circa 20 chilometri, ha la sorgente a sud di Palermo, nella cosiddetta Conca d’Oro, lungo la dorsale del Monte Matassaro Renna; da qui in poi scorre verso la periferia sud del capoluogo siciliano per andare a sfociare nel Mar Tirreno. La foce è visibile dal ponte del lungomare Sant’Erasmo. Corso d’acqua a carattere torrentizio, anche nei mesi più caldi conserva un deflusso sufficiente per la presenza di molte sorgive lungo il proprio corso e per la ricchezza della falda che lo alimenta: nel1997, ultimo dato disponibile, la portata media mensile del fiume ha oscillato fra un massimo di 1,87 metri cubi al secondo (registrato in gennaio) e un minimo di 0,116 metri cubi al secondo (registrato in agosto). Dal 1980 al 1997, la portata massima si è registrata nel gennaio del1981 (5,876).

(2) CHIESA E CONVENTO DI SAN BONAVENTURA
CALTAGIRONE, CATANIA (21° Posto 17.558 voti)

CHIESA E CONVENTO DI SAN BONAVENTURA CALTAGIRONE, CATANIA

Il complesso monumentale di San Bonaventura è costituito dalla chiesa, dal convento associato e dalle cripte. La costruzione è datata 1631-1650 ma venne ricostruito a seguito del terremoto del 1693. Rispetto all’austerità del prospetto, l’interno della chiesa risulta fortemente decorato con affreschi, maioliche manufatti lignei, i cui elementi di spicco risultano essere una Madonna del Gagini e la pala d’altare di Vincenzo Ruggeri e un Crocifisso ligneo, opera di fra Umile da Petralia. Il Convento mostra al suo interno un chiostro ed alcuni affreschi del Vasta, fu trasformato in carcere nel 1890 e definitivamente chiuso alla fine del XX secolo, risultando oggi in un forte stato di degrado. Le cripte furono chiuse nel 1843, subirono un restauro nel 1990 ma non vennero mai aperte al pubblico.

(3) PORTA GARIBALDI
CATANIA (28° Posto 14.060 voti)

PORTA GARIBALDI-CATANIA.jpg

La Porta Ferdinandea, oggi intitolata Porta Garibaldi, a Catania, è un arco trionfale costruito nel 1768, su progetto di Stefano Ittar e Francesco Battaglia, per commemorare le nozze di Ferdinando IV e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Si trova tra piazza Palestro e piazza Crocifisso, alla fine di via Giuseppe Garibaldi, nel quartiere Fortino, in dialetto catanese Futtinu. La zona è chiamata ‘u Futtinu in ricordo di un fortino costruito dal viceré principe di Ligne, dopo l’eruzione lavica del 1669 che colpì la città su tutto il lato occidentale, annullandone le difese medievali. Dell’opera di fortificazione avanzata, che sorgeva a sud di piazza Palestro, rimane solo una porta in via Sacchero. “Melior de cinere surgo” sono le parole di una celebre iscrizione sulla Porta Ferdinandea riferita alle molteplici distruzioni che ha subito Catania.

(4) CHIESA RUPESTRE DEL CROCIFISSO
LENTINI, SIRACUSA (34° Posto 11.063 voti)

CHIESA RUPESTRE DEL CROCIFISSO

Vicino all’area archeologica di Lentini, troviamo la chiesa Rupestre del Crocifisso, un tempo consacrata a Santa Maria La Cava, patrona di Lentini. Una vera e propria grotta composta da due ambienti simmetrici che comunicano attraverso un varco: il vano di destra, che presenta un’abside scavata a destra dell’ingresso est, appare proprio come una vera chiesa. Il vano di sinistra, con un ingresso indipendente che in origine era una finestra, risale alla ricostruzione settecentesca che la trasformò in una chiesa A esclusione della data 1764 riportata sulla porta d’ingresso al vano, le notizie riguardanti la chiesa rupestre sono purtroppo

(5) CHIESA DI SANTA MARIA DELLA SCALA DETTA LA BADIAZZA
MESSINA (42° Posto 9.006 voti)

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA SCALA - MESSINA

La chiesa medievale di S.Maria della Valle o della Scala di trova in una vallata ai piedi dei Peloritani.La sua fondazione si colloca nell’XI secolo ad opera di monache benedettine che, accanto alla Badia, avevano anche un monastero di cui si hanno scarsi resti. Ricostruita e ampliata da Federico II d’Aragona fu abbandonata in seguito alla grande peste del 1347. La chiesa è un bell’esempio di arte medievale che accomuna vari aspetti dell’architettura siciliana del tempo. La chiesa, a croce latina, è divisa in tre navate di cui la più grande è quella centrale. La cupola, crollata nel secolo scorso, ma visibile in alcune stampe, era emisferica probabilmente influenzata dall’architettura araba. Negli anni successivi assunse forme sempre più goticheggianti, come si può vedere dai vari elementi ogivali che le caratterizzano tra cui le edicole delle absidi, le volte a crociera (con materiale misto di calcare e lava) e i portali. Le navate sono delimitate da poderosi pilastri sormontati da capitelli a motivi vegetali con foglie uncinate e croci. Le absidi erano ricoperte da ricchi mosaici in stile bizantino eseguiti in età sveva di cui ci resta un piccolo frammento, oggi al museo, raffigurante la testa di S.Pietro. Il dipinto della Madonna della Scala, trasferito nel nuovo monastero in città è andato perduto con il terremoto del 1908. L’esterno della Badia, per l’intero perimetro, è caratterizzato da una merlatura restaurata di recente.

(6) PARCO TINDARI
PALERMO (52° Posto 7.454 voti)

PARCO TINDARI - palermo
Parco Tindari è uno spazio verde oggi purtroppo abbandonato e luogo di spaccio che, in passato e nella mente di chi aveva immaginato il quartiere di Borgo Nuovo a Palermo, doveva essere il luogo centrale della vita dei residenti, un grande giardino pieno di alberi, con una grande fontana ed una collinetta dove poter passare il proprio tempo all’area aperta. Speriamo che ritorni ad essere uno spazio dove, a passare il proprio tempo libero, siano non soltanto i residenti ma, anche gli abitanti del resto della città per avviare un percorso virtuoso che trasformi Borgo Nuovo in un Nuovo Borgo centro delle attività sportive ed all’aria aperta della città ed, il capolinea del tram da luogo di partenza a luogo di arrivo. Aiutateci con un voto a fare partire questa trasformazione.

(7) ROCCA DI CERERE
ENNA (65° Posto 6.369 voti)

ROCCA DI CERERE- ENNA.jpg
La Rocca di Cerere  si trova sulla guglia rocciosa posta all’estremità orientale dell’altura sulla quale sorge la città di Enna, dove era ubicato il più importante santuario dedicato a Demetra in epoca greca, e poi a Cerere in epoca romana.
La rocca di Cerere era solo una parte dell’area sacra, dato che il tempio era da individuarsi nel piano attualmente occupato dal Castello di Lombardia. I due spazi sacri erano collegati attraverso appositi percorsi, ricchi di edicole votive e sorgenti d’acqua. Analoga caratteristica presentano alcuni spazi posti nelle zone sottostanti lo sperone roccioso, che dunque precedevano il raggiungimento della Rocca. Si trattava di aree preposte allo svolgimento di rituali da parte dei pellegrini che volevano raggiungere il tempio. Nell’odierna Contrada Santa Ninfa, su una parete calcarea, è possibile ammirare le edicole scavate nella superfice rocciosa, testimoni della caratterizzazione sacra dell’intera area. A ulteriore conferma della presenza di una così grande area sacra interverrebbe un’epigrafe, oggi scomparsa, risalente al IV o III sec. a.C., recante una dedica alla dea Demeter degli ennesi. La Rocca di Cerere costituisce uno spazio simbolico unico nel suo genere, erede di un grande patrimonio storico, culturale e persino mitologico. Nel Marzo del 2018, il bene è  “Spazio simbolico della Rocca di Cerere” nel Registro delle Eredità Immateriali, in riferimento al mito di Demetra e Kore per la città di Enna.

(8) CAFFÈ GALANTE
PATTI, MESSINA (93° Posto 4.605 voti)

Il Caffè Galante è un caffè storico in stile liberty aperto a Patti, in Sicilia, negli anni venti del secolo scorso. È l’ultimo e unico caffè storico siciliano che si conservi ancora con gli arredi e i decori originari dell’epoca in cui venne aperto. . Fu luogo d’incontro eletto dagli intellettuali del posto che vi fondarono un giornale, “Vita Nostra”.

(9) ORGANO MONUMENTALE “LA GRASSA”
TRAPANI (98° Posto 4.276 voti)


L’organo monumentale “La Grassa” situato nella cantoria della chiesa di San Pietro, nell’omonimo quartiere del centro storico di Trapani,è stato realizzato nel 1847, dopo 11 anni di lavoro da un’idea del palermitano Francesco La Grassa. Uno strumento considerato unico perché rompe le linee logiche e cronologiche di sviluppo dell’organaria: unisce in se elementi tecnici desunti da tradizioni autoctone con elementi lontani dall’organaria locale, ha tastiere con peculiari suddivisioni e con le sue sette tastiere distribuite in tre consolles e i suoi accessori (grancassa, tamburo rullante, campanelli…), suonato da più di 3 esecutori contemporaneamente può ricreare le sonorità di un’orchestra sinfonica.

(10) CASCATA E CANYON DELLE DUE ROCCHE
FICUZZA, PALERMO (100° Posto 4.235 voti)

CASCATA E CANYON DELLE DUE ROCCHE FICUZZA, PALERMO
A Corleone, nel cuore dell’entroterra della provincia di Palermo, si trova la bellissima Cascata delle due Rocche, formata dal salto del fiume San Leonardo, un affluente del fiume Belice. Alta circa 4 metri, si trova a pochi passi dal centro storico in un contesto che per le sue caratteristiche morfologiche è chiamato Canyon e sul quale si possono ammirare anche i resti di un acquedotto forse di origine medievale.
Il periodo nel quale la cascata dà il meglio di se sono i mesi da gennaio ad aprile , ma anche in autunno quando piove in maniera copiosa. Attorno al Canyon vi sono sentieri, non facili da percorrere, dai quali si ha una veduta piuttosto suggestiva. Una strada collega in salita al Convento del SS Salvatore, altro luogo suggestivo da visitare.

(11) CONVENTO DI SANTA MARIA DEL ROGATO
ALCARA LI FUSI, MESSINA (110° Posto 4.003 voti)

CONVENTO DI SANTA MARIA DEL ROGATO
Situato di fronte all’abitato di Alcara, sul versante opposto del fiume Rosmarino, il Monastero di Santa Maria del Rogato risulta esistente già nel 1105. Dell’antico complesso monastico rimangono la chiesetta e il portico cinquecentesco. La chiesa, pavimentata con maioliche smaltate seicentesche, custodisce sulle pareti laterali un pregevolissimo ciclo di affreschi (XII-XIV sec.), restaurati recentemente, al cui centro spicca la Koimesis (Dormitio Virginis), un’Ascensione della Vergine raffigurata secondo i canoni bizantini, ascrivibile tra gli inizi del 1196 e non oltre il 1291. Il monastero, legato al culto di San Nicolò Politi, ne custodì le spoglie mortali fino al 1503, conservate in una cassa lignea i cui resti sono ancora visibili sull’altare, sul quale si possono ammirare anche un simulacro seicentesco in legno e telacolla raffigurante il Santo eremita esanime (unica opera che non lo ritrae secondo la consueta iconografia) e una tela ottocentesca che ritrae l’Ascesa della Beata Vergine.

(12) VILLA MARIA – LA QUIETE
CASTELTERMINI, AGRIGENTO (124° Posto 3.679 voti)

VILLA MARIA - LA QUIETE - CASTELTERMINI, AGRIGENTO

Edificata alla fine del XVIII secolo come casino di caccia dei Conti di Lemos, Villa Lo Bue divenne Villa Maria nei primi anni del ‘900. In questo arco di tempo lungo più di un secolo, la Villa subì una serie di modifiche e ampliamenti, che la portarono allo stato attuale. Il cambiamento radicale avvenne verso la fine dell’800, quando la residenza rurale divenne la lussuosa dimora del Cavaliere Gaetano Melchiorre, e delle sorelle Maria Rosaria e Giuseppina. Il Cavaliere Gaetano, uomo assai colto, fine, amante della bella vita e del lusso, non potendosi trasferire nella mondana Palermo dell’età dei Florio per amministrare al meglio le redditizie attività minerarie e terriere, decise di realizzare nella sua Casteltermini (a pochi chilometri da Agrigento), il proprio angolo di Belle Epoque. Venne così ampliato il palazzo, rinnovato il vecchio arredamento ottocentesco e iniziata la realizzazione del parco grande 4 ettari. Le ultime rilevanti modifiche avvennero nei primi decenni del novecento, prima che il Cavaliere Gaetano sposasse Donna Giuseppina Abbate. Il progetto venne commissionato all’architetto Armò, allievo del celebre Ernesto Basile. Negli anni la villa fu teatro di feste, ricevimenti, ma anche di avvenimenti tragici e luttuosi, che con il tempo contribuirono ad accrescere il fascino e a velare di mistero quest’antica dimora. Il solenne ed elegante mausoleo alto più di trenta metri venne realizzato nel 1936, in memoria della Nobildonna Maria Rosaria Lo Bue di Lemos, a cui il fratello, il Cavaliere Gaetano, fu molto legato tanto da dedicarle la Villa. A realizzare quest’ultima grande opera, furono gli architetti Giuseppe Vittorio Ugo di Palermo e Arturo Rossetti della scuola del Coppedè.

(13) MONTE JATO
SAN CIPIRELLO, PALERMO (132° Posto 3.485 voti)

MONTE JATO SAN CIPIRELLO, PALERMO.jpg
Il sito archeologico della città di Iaitas si trova nel territorio dei comuni di San Giuseppe Jato e San Cipirello, sul Monte Jato che domina la vallata del fiume omonimo, nell’entroterra della provincia di Palermo, in Sicilia. La presenza umana nella zona circostante è attestata, sin dal Neolitico, dalle figurine femminili e di animali delle pareti della grotta del Mirabello. Il primo villaggio testimoniato da reperti archeologici è stato datato da alcuni al VIII secolo a.C. ma probabilmente è molto più antico; dei suoi abitanti non si sa molto ma sembra che fossero Elimi. L’area urbana, circa 40 ettari, risulta naturalmente difesa dalle ripide pareti rocciose a Nord e a Nord-Ovest, e da mura sui versanti orientale e meridionale. Fu insediata nel posto perchè dalla sua posizione poteva controllare la via per Panormos, e la vallata del Belice, che rappresentava la via più agevole per la costa meridionale e Selinunte.

(13) PARCO ARCHEOLOGICO DI OCCHIOLÀ
GRAMMICHELE, CATANIA (132° Posto 3.485 voti)

PARCO ARCHEOLOGICO DI OCCHIOLA' GRAMMICHELE, CATANIA

Il Parco Archeologico di Occhiolà è caratterizzato da una stratigrafia molto complessa che abbraccia circa tremila anni di storia, partendo dagli insediamenti protostorici, attraversando i secoli della colonizzazione greca, con un insediamento siculo ellenizzato, il cui nome fu probabilmente Echetla, arrivando sino al 1693, anno del terribile terremoto che interessò i centri della Sicilia orientale e il Val di Noto e che distrusse il borgo Occhiolà, feudo del Principe Carlo Maria Carafa Branciforti. Grazie agli aiuti del Principe, il 18 Aprile dello stesso anno, fu fondata la città di Grammichele. Recente l’acquisizione al patrimonio comunale e la conseguente destinazione a parco archeologico sotto la supervisione della soprintendenza ai BB.CC.AA. della provincia di Catania.

(14) CONVITTO CUTELLI (CORTE E AULA MAGNA)
CATANIA (142° Posto 3.4318 voti)

Il Convitto Nazionale Mario Cutelli fu edificato lungo una delle arterie che attraversa da est a ovest la città antica; uno degli assi portanti della ricostruzione voluta nel XVIII secolo come via rappresentativa della città. Voluto dal conte Mario Cutelli, fu ultimato nel 1779 per mano dagli architetti Giovan Battista Vaccarini (allievo del Vanvitelli) e Francesco Battaglia e per questo rappresenta dal punto vista architettonico uno dei più begli esempi del Settecento a Catania. L’edificio si struttura su due piani: una volta superato l’ingresso si entra nell’ampia corte centrale, a pianta circolare, contornata da sedici pilastri cruciformi che reggono altrettanti archi a tutto sesto.

(15) MONTAGNA DI GANZARIA
SAN MICHELE DI GANZARIA, CATANIA (142° Posto 3.4318 voti)

MONTAGNA DI GANZARIA SAN MICHELE DI GANZARIA, CATANIA - Copia
Si tratta di un comprensorio che si caratterizza sia per le straordinarie ricchezze paesaggistiche, naturalistiche ed etnobotaniche, sia per la presenza di oltre 45 specie di orchidee spontanee, sia anche per gli ambienti rurali presenti. La Montagna Ganzaria costituisce un sito di straordinario interesse anche per la presenza di siti archeologici che hanno permesso di delineare le realtà culturali dall’età preistorica all’età rinascimentale. Nella località di Monte Zabaino è stato rinvenuto un sito preistorico collocato tra la fase finale dell’età del rame e la prima età del bronzo. Della originaria e tipica vegetazione che un tempo costituiva una fitta copertura della Montagna, oggi rimangono pochi maestosi esemplari di sughere (Quercus suber L.), modesti nuclei boschivi a leccio (Quercus iilex L. ), e a roverella (Quercus pubescensWilld); a questi si accompagnano arbusti come: l’asparago pungente, il biancospino, l’edera, il lentisco, il perastro, il pungitopo, la palma nana (Chamaeropis humilis L.), detta scupazzu nel dialetto sammichelese, le cui foglie aperte a ventaglio un tempo costituivano la materia prima di un fiorente artigianato locale.

(16) CHIESA SS. CROCIFISSO
MONTEMAGGIORE BELSITO, PALERMO (163° Posto 2.957 voti)

CHIESA SS. CROCIFISSO MONTEMAGGIORE BELSITO, PALERMO
Uno dei maggiori contenitori d’arte figurativa del territorio madonita e del termitano.  Le statue dorate di Santa Maria Maddalena, dei Santi Cosma e Damiano e della Madonna del Carmelo, sono tutte opere della prima metà del sec. XVII. Nel 1732 il pittore Filippo Randazzo e il quadraturista e architetto Francesco Firrigno realizzarono e formarono gli affreschi della volta e della cantoria, tutti sul tema dell’esaltazione della Croce. Le pareti interamente dipinte ad affresco e a tempera riportano finte architetture e decorazioni barocche, forse in parte riconducibili allo stesso Firrigno. Del 1799, invece, è l’organo, realizzato da Giuseppe Fasuli e mai ammodernato nella parte strumentale, dunque, a differenza della quasi totalità degli strumenti esistenti, del tutto integro. .

(17) BORGO DELLA CUNZIRIA
VIZZINI, CATANIA (164° Posto 2.956 voti)

BORGO DELLA CUNZIRIA VIZZINI CATANIA.jpg

Raro esempio di archeologia industriale ottocentesca, la Cunziria ha le sembianze di un piccolo borgo costituito da circa quaranta edifici con al centro una chiesetta dedicata a Sant’Eligio. Abbandonato in seguito alla concia industriale, ai mutamenti economici e ai conflitti mondiali, questo antico borgo ormai disabitato conserva un fascino intatto. Case di pietra e mura sberciate, stradine che si inerpicano attorno alla collina, piante di sommacco, e fichi d’India. Quasi un set cinematografico naturale che non è sfuggito all’occhio di grandi registi come Franco Zeffirelli che nel 1981 lo scelse per l’opera-film “Cavalleria Rusticana” e a Gabriele Lavia che nel 1996 vi girò “La Lupa”.

(18) MURA TIMOLEONTEE DI CAPOSOPRANO
GELA, CALTANISSETTA (187° Posto 2.464 voti)

MURA TIMOLEONTEE DI CAPOSOPRANO GELA, CALTANISSETTA

Le Mura Timoleontee sono l’unico esempio rimasto di fortificazione greca con alzato in mattone crudo che dominano la collina ed il Golfo di Gela.  Il tratto si estende per circa 300 metri e ha uno spessore di m 3 ed un’altezza media di m 3,20. L’ottimo stato di conservazione è certamente dovuto alle dune di sabbia che caratterizzano il territorio gelese e che ricoprirono gran parte della città greca per più di 2000 anni dopo la sua distruzione. Le Fortificazioni sono databili al IV – III sec. a.C., quando Timoleonte, sconfitti i carataginesi, si adoperò nella ricostruzione di tutte le città greche distrutte qualche decennio prima dalle armate di Himilko, tra cui la stessa Gela (405 a.C.). Le recenti indagini hanno consentito di considerare unitaria la struttura di sopraelevazione in mattone crudo, confermando però che la sua realizzazione è da riferire ad un affrettato intervento di completamento dell’intera opera, giustificabile solo in un momento di difficoltà militare.

(19) CHIESA MADRE SANTA VENERA
SANTA VENERINA, CATANIA (188° Posto 2.453 voti)

CHIESA MADRE SANTA VENERA - SANTA VENERINA, CATANIA

La Chiesa di S. Venera venne edificata nella prima metà del 700 su commissione della Deputazione della Reale Cappella di Santa Venera di Acireale.  All’interno sono custodite opere dei pittori acesi Vasta Pietro Paolo e Alessandro, dei fratelli Vaccaro di Caltagirone e, anche se incerto, del Platania. Pregevole è la Grotta della Madonna di Lourdes realizzata dallo scultore locale Mariano Vasta. Particolare è il grande presepe che si realizza nel periodo natalizio: rilevanti sono le teste di cera e cartapesta che si adoperano per realizzare i “pastori”, realizzate tra il ‘700 e l’ ‘800 da vari artisti, dei quali fa parte l’acese Mariano Cormaci.

(20) CHIESA DI S.GIACOMO APOSTOLO
CAMMARATA, AGRIGENTO (194° Posto 2.354 voti)

CHIESA DI S.GIACOMO APOSTOLO CAMMARATA, AGRIGENTO

La chiesa di San Giacomo quale edificio monumentale e storico si attesta cronologicamente nel secolo XIII facendovi riferimento alla presenza Araba di cui il quartiere conserva forme e stilemi. Dalla cacciata del dominio Arabo fu usata come edificio cristiano intitolato ai Santi Giacomo e Giovanni Evangelista. Fu sede della omonima confraternita come da lapide posta in sommità alla porta di ingresso della chiesa stessa, che celebrava la costituzione formale della confraternita del santo Giacomo inserita nel tracciato Jacopeo Siciliano espressione locale di quello Compostelliano. Abbandonata sostanzialmente al culto negli ultimi anni del secolo scorso ha visto le avversità atmosferiche accanirsi particolarmente tanto da costituirne il parziale crollo di alcuni elementi di fabbrica. All’interno si custodivano due pregevoli statue lignee di San Giacomo, ora conservate in altre sedi, e diverse tele andate perdute.

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