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di Gloria Bontempo

La cinquecentesca Chiesa di Santa Maria della Catena. Lo scrigno gaginiano di fronte alla Cala di Palermo

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Nell’agosto del 1500 Giovanna d’Aragona, moglie del defunto Ferdinando I, re di Napoli, si recò in corteo per rendere omaggio al simulacro della Madonna della Catena, è , dunque, plausibile che questo avvenimento abbia sollecitato la costruzione di un tempio adatto alla sacralità dell’immagine.
È probabile che si tratti di un progetto ideato da Matteo Carnilivari, uno dei maggiori maestri del Quattrocento siciliano, conosciuto per la realizzazione del vicino Palazzo Abatellis e non solo, ma il maestro chiamato ad eseguire i lavori fu Antonio Belguardo.

La leggenda

La denominazione “ Madonna della Catena” è legata a una leggenda che narra di una catena, posta lì per chiudere il porto della Cala e alla quale erano legati dei prigionieri , che fu sciolta dal sole dalla Vergine delle Grazie, a cui i condannati chiesero aiuto, e poi chiamata così per questo motivo.
La piazza su cui venne edificata la Chiesa prende il nome di “Piazzetta delle Dogane”, questo perché qui in origine era collocata una delle cinque porte che si aprivano lungo le mura della Cala posta proprio in prossimità della struttura religiosa e aperta intorno il 1570 per consentire l’ingresso di merci provenienti dal mare e far pagare così le imposte, da qui il termine “dogane”, sempre in questo punto nel 1750 venne eretta la statua di Filippo V ad opera dell’architetto Paolo Amato. Oggi però sia la porta sia il monumento non esistono più dal 1848 in seguito alla rivoluzione anti borbonica.

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L’esterno

La chiesa colpisce già dall’esterno, dove è presente un portico tripartito con archi ribassati in facciata che ricorda molto quello della cattedrale di Cefalù e quello sul fianco meridionale che richiama alla Cattedrale di Palermo, un’ampia scalinata che originariamente era a due rampe, delle bifore sui lati e infine i tre portali di ingresso a opera di Giacomo e Vincenzo Gagini, che realizzarono inoltre anche i capitelli e le colonne.

L’interno

Chiesa di santa Maria della Catena - terradamare - palermo

L’interno presenta un impianto a tre navate, scandite da possenti colonne che continuano verso la copertura ribassata e a crociera con pilastri rettangolari; l’idea è quella di una chiesa colonnare con colonne di spoglio e caratterizzate da marmi con tonalità differenti che richiamano non solo molto a quello che è lo stile romanico locale, ma anche a un’estetica contemporanea importata dai quadri fiamminghi. Il transetto sopraelevato e bipartito rimanda alle basiliche di età normanna, il tiburio presenta invece una volta stellare. Per queste sue peculiari caratteristiche architettoniche, la Chiesa della Catena ispirò altre fabbriche del primo Cinquecento a Palermo.

Si può, inoltre, considerarla una sorta di scrigno di opere gaginiane, in quanto al suo interno sono presenti bassorilievi e statue marmoree del 1500 che riproducono la “Natività e adorazione dei Magi” realizzate da Vincenzo e Antonello Gagini, altre opere commissionate nel 1540 a Giacomo Gagini e infine una edicola, che in origine era nella chiesa di San Nicolò nel quartiere Kalsa, con “l’Incoronazione della Vergine”.
L’impianto iconografico sia delle navate laterali e della controffacciata appartengono ad Olivio Sozzi, uno dei maggiori pittori in Italia nei primi anni del XVIII secolo, con la riproduzione della vita di Santa Brigida nel soffitto e ai lati della navata di destra, e Pietro Novelli, autore di un quadro raffigurante San Gaetano nella quarta campata della navata di sinistra.

La Chiesa di Santa Maria della Catena si trova nella zona tra Corso Vittorio Emanuele e la Cala